"Gli abitanti di Petra"

 

 

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La città    CAP  98068        Prefisso 0941        Quota slm. 448 ml        Distanza Capoluogo 95 Km        Abitanti 3906

San Piero Patti sorge in una verdissima vallata della catena dei Nebrodi, tra Floresta e Montalbano Elicona, a 445 metri sul livello del mare.

All'intorno è tutto un lussureggiare di noccioleti, degradanti, verso il basso, negli oliveti, nei vigneti e negli agrumeti.

Verso Patti, sullo sfondo del mare in lontananza, qua e là rattoppato dalle isole Eolie, i monti degradano in colline, e sul bel verde delle chine e dei crinali, stagnano luci vaporose, in sfumature azzurrognole.

Il paese trae nome da "Petra", un sostantivo di origine greca, che significa "roccia".

Nei primi secoli del Cristianesimo, gli abitanti di "Petra", vollero cristianizzare il nome della loro contrada, chiamandola "Sanctus Petrus", in onore di San Pietro, principe degli Apostoli, a cui erano molto devoti. Più tardi, perchè non si facesse confusione con le altre località omonime esistenti nelle Province di Firenze, Forlì, Gorizia, Livorno, Pisa, Pistoia e Reggio Calabria, e sopratutto con l'altra San Piero in provincia di Messina, al nome "Sanctus Petrus" fu aggiunto quello della vicina patti, e si ebbe così la nuova denominazione di "Sanctus Petrus super Pacta", e più tardi ancora, quella dialettale di "Samperi di Patti".

L'abitato, che come si è detto, sorge a 445 metri sul livello del mare, è tutto raccolto attorno alla chiesa madre ed a quella di Santa Maria, con le sue vie strette e tortuose, fiancheggiate da case alte, in maggior parte ristrutturate, con la sua bella piazza "Garibaldi", che si apre al centro del paese, col suo bel monumento all'Eroe dei Due Mondi; con le sue piazze nuove, ampie ed a mattonelle; col suo bell'edificio delle Poste; coi suoi nuovi quartieri, coi suoi due nuovi complessi scolastici: la Scuola Media e le Scuole Elementari.

Posto a 16 chilometri da Patti, riposante da secoli nel silenzio della vallata, San Piero Patti è fiero di mostrare ai forestieri le sue nuove opere, frutto dell'iniziativa pubblica e privata, e sopratutto i tesori del suo cospicuo patrimonio artistico - monumentale, realizzato per volontà dei Baroni, che per oltre cinque secoli, si succedettero nel governo del paese.

 

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La Storia

Una volta nel territorio in cui oggi sorge l'abitato, si recavano diversi abitanti delle antiche città di Tindari e di Abacena, a fornirsi di legna, e sopratutto, a trarre blocchi di granito rosso da una grandiosa roccia, che esiste tuttora.

Successivamente, attratti dalla fertilità del terreno, molti contadini, dalle due suddette città, si trasferirono in quel sito. Ciò è dimostrato da diversi greci dipinti in rosso e nero, da cocci, da lucignoli e da altri oggetti, che si sono trovati in varie tombe, scoperte nella prima metà del secolo scorso, in occasione di lavori effettuati per piantagioni di vigneti e di altre piante da frutta, nelle contrade "Frassienello" e "Ospizio".

tali ritrovamenti, hanno modificato non poco quanto si conosceva su San Piero Patti, facendo così aggiornare le sue origini ai tempi dell'illustre Abacena, e cioè a quattro, cinque secoli prima di Cristo.

nel IX secolo d. C., si stabilirono, in San Piero Patti, numerosi Arabi, che presero posto nella località che si chiamò, e che si chiama tuttora, Arabite.

I due popoli, per oltre due secoli, vissero l'uno accanto all'altro; ma i Sampietrini dovettero cedere parte del territorio, e gran parte delle loro sostanze, e subire tutti i soprusi e le angherie degli invasori, fino all'XI secolo, e cioè fino alla liberazione della Sicilia dagli Arabi da parte del Gran Conte Ruggero.

In San Piero dimorarono tre comunità religiose: i Carmelitani Calzati, del cui Convento, che ospitava una scuola di Pittura, una di Scultura, e un'altra di Lettere, di Filosofia e Teologia, si possono ancora ammirare le arcate, e sopratutto il Chiostro (oggi Monumento Nazionale); i Minori Osservanti, il cui Convento (oggi Ospedale Civico), era sede di una Scuola di Latino, di Greco e di Eloquenza, le Suore Benedettine, il cui Monastero (oggi Municipio), era luogo di clausura, e un Educandato, frequentato da una cinquantina di giovanette.

San Piero vanta antiche e nobili famiglie: la famiglia Paleologo, bizantina, che sedette sul trono di Costantinopoli per circa tre secoli e che ebbe come degni continuatori in San Piero, sin dai primi del Seicento, i principi di Lemnos , gli ultimi dei quali furono Gaetano Paleologo, il figlio Giuseppe e il gen. di div. Gaetano (figlio di Giuseppe), la famiglia Orioles, che trae le sue origini dal re dei Goti, la famiglia Caccamo, oriunda da Napoli, la famiglia Corvino, discendente, secondo alcuni storici, da Pisa, e secondo altri, da Napoli.

Durante il Feudalesimo, San Piero conobbe 21 Signori.

nel 1821, in San Piero, poiché il paese aveva raggiunto diverse migliaia di abitanti, fu istituito un Giudice Supplente. Tale istituzione fu soppressa con l'avvento di Casa Savoia.

In San Piero vi erano le Carceri, il cui ricordo sopravvive ancora nel titolo di una via, detta appunto "via Vecchie Carceri".

San Piero era sede di un rinomato corpo musicale, intitolato a "Giuseppe Verdi", fondato nel 1865 e molto ricercato in Provincia e fuori provincia, per la pregevolezza delle sue esecuzioni concertistiche.

Detto complesso ha il singolare privilegio di essere stato dichiarato, durante il Ventennio Fascista, il primo della Provincia di Messina e di essere stato premiato per ben due volte: la prima volta con Medaglia d'Argento e la seconda volta con Medaglia d'Oro.

San Piero ha dato i natali a Giovanni Gorgone, grande scienziato e valentissimo anatomista e chirurgo, di cui è raffigurata l'immagine in un busto in marmo, che sorge nella piazza a lui dedicata. Di lui restano 48 opere, fra cui quattro grossi volumi di Anatomia, che furono usati libri di testo in tutte le Università Italiane. Fu felice scopritore delle strutture dei vasi sanguigni e dei denti umani, ed il primo a dimostrare che i vari organi, di cui sono costituiti gli uomini e gli animali, non muoiono tutti nella stessa unità di tempo. Fu fondatore del Gabinetto Anatomico patologico e della Cattedra Chirurgica dell'Università di Palermo, città che conobbe la sua instancabile attività di docente, di ricercatore e di chirurgo, e che ne volle onorare la memoria con l'erezione di tre monumenti, e con l'intitolazione di una strada.

Nel 1860, assieme a numerosi suoi concittadini, partecipò all'impresa dei Mille, impiantando nei pressi di Milazzo, unitamente alla sua Scuola, un Ospedale da campo per curare i feriti.

Un altro illustre figlio di San Piero, è il prof. Filippo Florio, violoncellista, maestro direttore d'orchestra, librettista, compositore, direttore del teatro "Colon" e del Conservatorio "Amilcare Ponchielli" di Buenos Aires. Era dotato di una memoria straordinaria, tanto da ricordare, nota per nota, e parole per parola, centinaia di opere liriche italiane e straniere. Fra le principali opere liriche da lui composte, ricordiamo: "La Samaritana", "La figlia di Jepte" ecc.... Compose anche molta musica da camera, valzer, e l'Inno Nazionale Argentino. Fu insignito di varie medaglie d'Oro.

Altri sapienti illustri, sono. Fra Silvestro, cappuccino, predicatore assai ascoltato dai pulpiti delle più importanti Chiese italiane per la cospicuità della sua arte oratoria, morto nel 1618, secondo un'antica credenza popolare, in fama di santità; l'avv. Francesco Bua, uno dei più grandi giuristi della nostra Provincia; l'avv. Giuseppe Fazio Spada, giurista, drammaturgo, commediografo, storico e poeta, autore di numerosissime pubblicazioni, fra cui "Il Solitario"; Antonio Busacca, docente di Storia all'Università di Messina, ed autore di numerose opere; Diego Scaglione, eminente letterato e valentissimo medico, autore di una Grammatica Italiana in tre volumi; Bartolo Bellacera, valentissimo chirurgo, autore di diversi lavoretti in materia chirurga, molto lodati dal Gorgone e da numerosi chirurghi dell'epoca; Giuseppe Profeta, docente di Dermosifilopatia all'Università di Padova, di Palermo e di Genova, autore di 62 opere, grande cultore di Botanica, scienziato, e precursore dell'Immunerologia; Fortunato Giliforti, libero docente di Neuropsichiatria all'Università di Palermo, ed autore di pregevoli lavori; il prof. dott. Angelo Gugliuzzo Fazio, docente di Matematica nelle Scuole Superiori di Palermo, scrittore, pubblicista e poeta di alto valore, ed intimo amico di Puccini, di Cavallotti e di Rapisardi; e tanti uomini illustri che hanno portato alla ribalta il nome di San Piero Patti.

 

 

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Arte e cultura

Monumenti - Il Castello un tempo dimora dei Feudatari del luogo.

Di detto edificio, una volta noto per grandiosità, per struttura architettonica e per ricchezza di elementi decorativi, oggi non esistono che pochi ruderi, e cioè la grandiosa cisterna e la base della Torre più alta.

La chiesa di Santa Maria, è di antica fondazione. Fu iniziata verso la prima metà del 1400, ed ultimata a più riprese, nel 1581.

E' una chiesa a tre navate, con archi di stile romanico, sostenuti da colonne monolitiche, sormontate da capitelli corinzi.

In mezzo al soffitto, tutto in cassettonato ligneo, lavorato con finezza e con ricchezza di ornamenti, tra una pregevole cornice a forma di rettangolo, è raffigurata la Madonna Assunta, tutta ricoperta di oro zecchino, e circonfusa da una miriade di Angeli. 

Un'altra cornice in legno, grandiosa, lavorata a forma di fine ricamo, circonda l'intero soffitto, conferendo, a tutto il lavoro d'insieme, un tono di notevole pregio.

Di là dall'arco trionfale, con al centro una bellissima raffigurazione di un Pellicano, che nutre col suo sangue i propri figli, si ammirano i soffitti del transetto e dell'altare maggiore, tutti decorati con stucchi di stile barocco.

Altre opere pregevoli di questo tempio, sono: un altare in marmo locale, finemente lavorato ad intarsio, dedicato al SS. Crocifisso; il portale della vecchia sagrestia, tutto scolpito in pietra da taglio; l'organo, costruzione settecentesca messinese; una statua in marmo di San Biagio, di scuola gaginesca; il pulpito, in marmo locale, con l'effige di una colomba d'argento sulla cupola dello stesso, raffigurante lo Spirito Santo, e con una statuetta di San Paolo Apostolo nell'atto di ammaestrare le genti, al vertice.

La chiesa Madre, dedicata alla Madonna della Catena, è di epoca anteriore a quella di Santa Maria. Nel 1742, per i suoi pregi artistici, fu elevata ad "Insigne Collegiata", con 12 Canonici.

Fra i lavori più belli di questo tempio, notiamo: un artistico sarcofago in marmo, sorretto da due leoni, e sormontato da Cristo redentore, in mezzo a due Angeli, le statue in marmo della Madonna dell'Idria e della Vergine Annunziata, di scuola gaginesca; una statua in marmo di Santa Caterina d'Alessandria, d'autore ignoto, ma di squisita fattura, un grandioso quadro del 1671, insigne lavoro del tortoriciano Giuseppe Tomasi, raffigurante le anime del Purgatorio, la celebrazione della Messa Gregoriana, e la Pietà; tre celebri portali, che adornano le cappelle della Madonna della Catena, della Vergine Annunziata, e di San Francesco d'Assisi, il coro invernale, con sculture assai pregevoli, e con una statuetta in legno tra uno stallo e l'altro.

Attigua al Convento dei Carmelitani Calzati, è la chiesa della Madonna del Carmine, costruita nell'anno stesso di fondazione del Convento e cioè nel 1566.

Nell'interno, oltre all'altare maggiore, tutto adorno di belle sculture in legno e di belle immagini di Angeli e di Santi in stile barocco, con una scultura dell'Eterno padre in alto, circondato da una miriade di frutti, notiamo: un quadro della Madonna di Loreto, inserito in una cornica in legno di valore inestimabile, una statua in marmo della Madonna del Carmine, di scuola gaginesca, dalle belle forme scultoree specie nell'espressione del volto.

Da ammirare anche, in questo tempio, al centro del soffitto, un affresco della Madonna, nell'atto di liberare le anime del Purgatorio.

Il quadro porta la data del 1722, e fu affrescato da un tale Spanò, che era uno dei maestri della Scuola di Pittura del Convento. Attorno al quadro, si nota una maestosa scultura in stucco, e dei begli ornamenti, eseguiti da uno dei maestri della Scuola di Scultura dello stesso Convento, di cui non si conosce il nome.

L'opera nel suo insieme, non può non farci pensare a quei frati carmelitani, maestri dell'arte pittorica e scultorea, che nei secoli passati, seppero creare lavori cosi belli ed estasianti.

Altre opere da segnalare, sono: i fregi di due portali esterni (centrale e laterale), nella chiesa dell'Annunziata; una bellissima statua in legno della Madonna delle Grazie, nella chiesa dedicata alla Vergine omonima; una statua in marmo della Madonna, assai pregevole, nella chiesa di Santa Maria di Gesù.

 

 

Zone Archeologiche - 

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Manifestazioni

Venerdì Santo; 

Festa della Madonna della Catena (Domenica dopo Pasqua);

Festa di S. Biagio (I Domenica di ottobre).

 

Sa Piero Patti è molto devota alla Madonna della Catena, Patrona del luogo, il cui culto risale ai tempi dei Baroni Orioles.

In passato, e precisamente fino alla prima guerra mondiale, Maria SS. della catena veniva festeggiata in forma solenne, per tre giorni consecutivi, e questa festa era la più importante del paese.

Particolare interessante di questa festa, era la presenza, alla processione della statua della Madonna, dei cosiddetti "Ignudi" della Confraternita del Rosario, i quali scrive il dott. Argeri nella già citata opera "La storia di San Piero Patti":

 

"a piedi scalzi, e vestiti tutti in camice bianco con cingoli a colori, e con un nastro rosa al collo, da cui pendeva una grossa medaglia con l'effige della Madonna, portavano in mano una catena con cui percuotevano ora la propria spalla destra, ora quella sinistra, in forma cadenzata ed uniforme".

 

Oggi la festa più importante è quella di San Biagio, che ha luogo alla prima domenica di Ottobre, con le solite caratteristiche delle grandi "sagre paesane", e cioè con gran sfarzo d'illuminazione, con musica, con fuochi d'artificio e con grande afflusso di popolo Sampietrino e forestiero.

 

 

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Prodotti Tipici

Agricoli: Noci, nocciole, olive, grano, agrumi, uva, prodotti caseari.
Allevamento: Bovini.
Artigianali: Lavorazione del legno.

 

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Trasporti

Autolinee: Catania, Messina, Milazzo, Patti.
Ferrovia: A Km. 20 stazione di Patti (linea Palermo - Messina).

 

 

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Numeri Utili

Municipio:

p. De Gaspari - tel. 0941-661387/8 - fax 669114.

 

Postali:
p. Florio - tel. 0941-661107.

 

Guardia Medica:
Ospedale Paladini Bua - v. G. Scaglione - tel. 0941-661771.

 

Carabinieri:
Comando stazione, v. Margi, 23 - tel. 0941-661004.

 

 

 

 

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News

 

 

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