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La città CAP 98051 Prefisso 090 Quota slm. 60 ml Distanza Capoluogo 35 Km Abitanti 40877
A quattro chilometri da Merì , morbidamente distesa su di una vasta pianura riposante tra colli e mare, sorge Barcellona Pozzo di Gotto, cittadina di antichissima origine, la più popolata della nostra Provincia. Barcellona Pozzo di Gotto è Capoluogo di Mandamento, con sede di Pretura, di Comando Compagnia dei Carabinieri, di Ufficio Imposte e di Registro, e con giurisdizione sui comuni di Basicò, Castroreale, Merì, Montalbano Elicona e Terme Vigliatore.
L'abitato, situato a 60 metri di altitudine, fra Merì e Castroreale è dominato dal Santuario della Madonna del Carmine, che sorge su di un colle, detto appunto "Colle del Carmine", e che custodisce, nel suo interno, una bella statua settecentesca della Vergine omonima. Annesso al Santuario, vi è un Convento Carmelitano, l'unico sopravvissuto, assieme a quello di Messina a seguito delle leggi di soppressione dei beni ecclesiastici.
Dal Colle del Carmine, si domina un ampio arco di mare: un bel paesaggio, in cui la varietà delle colture, dal promontorio di Tindari alla punta di Milazzo, è tutta una fantasmagoria di verde sfumato, e su cui i paesi ed i villaggi sparsi, nella lontananza disegnata dalle isole Eolie, hanno biancori di spuma.
Barcellona Pozzo di Gotto è un importante centro agricolo e commerciale. Vi si coltivano agrumi, olivi, viti, alberi da frutta, ortaggi. Il commercio è alimentato dall'esportazione degli agrumi, dell'olio, del vino, dei generi ortofrutticoli, da un mercato generale settimanale, nonché dai prodotti delle industrie. le vie a Barcellona Pozzo di Gotto, si snodano diritte ed asfaltate, fra un policromo susseguirsi di bar, di pasticcerie, di alberghi, di hotel e di negozi lussuosi. La via "Roma" al centro dell'abitato attraversa trasversalmente le principali arterie cittadine, in un susseguirsi di piante basse, che si allineano per tutto il percorso, come damigelle ossequianti al passaggio di un regale corteo nuziale; e i tre semafori, posti agli incroci delle vie "Marconi", "Operai" e "Garibaldi", la illuminano di colori cangianti: verde, rosso e giallo. Fiera dello sviluppo raggiunto, rispetto a quando era composta da due semplici casali, Barcellona Pozzo di Gotto mantiene ancora immutati i nomi dei suoi primi illustri abitatori (Barsalona e Goto), e ne perpetua il ricordo nei secoli.
In origine Barcellona Pozzo di Gotto era composta da due semplici Casali: quello sulla sponda destra del Longano, che prendeva nome da un pozzo esistente nei pressi della chiesa di San Vito e da un certo Nicolò Goto, messinese, stabilitosi in quel sito verso il 1463; quello sulla riva sinistra della medesima fiumara, che traeva nome da una certa Graziosa Barsalona. A quei tempi, la contrada in cui sorgeva Pozzo di Gotto, apparteneva al territorio di Milazzo, ed era famosa per la sconfitta che i Mamertini subirono da parte di Gerone II di Siracusa; mentre la contrada in cui sorgeva Barcellona, apparteneva al territorio di Castroreale. Nel 1571, i Pozzogottesi ottennero il diritto di eleggere il proprio cappellano senza più l'ingerenza dell'Arciprete di Milazzo; nel 1639, ottennero l'autonomia, dietro versamento di 20.000 scudi alla corte di Madrid. I Barcellonesi invece, dovettero attendere ancora per quasi due secoli, per ottenere l'Autonomia (15 Maggio 1815). Il 1° Maggio 1836, per decreto reale del 5 Gennaio 1835, i due Comuni si unirono, sotto la denominazione di Barcellona Pozzo di Gotto. I Barcellonesi e i Pozzogottesi, non rimasero estranei ai moti insurrezionali del 1820 e del 1848; nè alle lotte garibaldine del 1860. A queste gloriose giornate risorgimentali, la cittadina partecipò con proprie squadre; alle due battaglie di Corriolo, ed a quella di Milazzo, fu presente con la Guardia Nazionale, e coi suoi volontari. Barcellona Pozzo di Gotto ospitò dopo la battaglia di Milazzo circa 600 garibaldini feriti, che curò amorevolmente e pietosamente. per questo patriottico comportamento, la cittadina venne insignita da Garibaldi col titolo di "Patriottica". Non mancano, a Barcellona, antichissime contrade nobilitate dalla presenza di importanti civiltà, come la greca, l'araba, la normanna. La più ragguardevole di queste contrade, è Gala, sia perchè fu uno dei centri più antichi di cultura della Sicilia, sia perchè sede di un vecchio Monastero, sia perchè, secondo un'antica tradizione popolare, fu la patria di Santa Venera. Del vetusto monastero, oggi esiste soltanto un coperchio di sarcofago, sormontato dall'effige di un uomo morto, ornato di spada, e con un cagnolino ai piedi, il quale, secondo lo storico Barcellonese Rossitto, dovrebbe far parte della tomba, che raccoglieva i resti mortali di Simone il Normanno, figlio del conte Ruggero, avuto nel 1903 da Adelasia, e che secondo Rossitto, sarebbe morto alla tenera età di undici anni. Ma oltre alla contrada Gala, resa ancora più ragguardevole dalla fondazione del Monastero Basiliano da parte del conte Normanno, e dalla donazione del feudo da parte della consorte Adelasia, Barcellona vanta la contrada Santa Venera, per la presenza di una Grotta, dove, secondo un'antica tradizione, si sarebbe rifugiata Santa Venera, una giovinetta nativa di Gala, appartenente a famiglia pagana, di nobilissima origine, probabilmente feudatrice del luogo. Secondo quanto riferisce l'illustre storico Michele Amari, molti nobili feudatari siciliani, sperando di conservare i loro privilegi, passarono alla fede dei conquistatori. Probabilmente la famiglia Venera fu una delle tante che abiurarono il cristianesimo; tuttavia qualcuno della famiglia conservò tenacemente la fede degli antichi padri, e la comunicò alla fanciulla, che si dichiarò "Ancella di Cristo". I fratelli dispiaciuti, si adoperarono per farla rinsavire e, non essendoci riusciti, passarono a vie di fatto. Venera fuggì di casa, rifugiandosi nella Grotta che conosciamo, dove visse diversi anni ignorata dalla famiglia. Finalmente scoperta, subì il martirio per mano dei feroci fratelli. Sulla Grotta venne eretto un tempietto in onore della Santa, dove i Monaci Basiliani, che furono coloro che diffusero nella contrada il culto della Martire, celebravano la Messa in rito greco - bizantino. La notte tra il 25 e il 26 Luglio, si svolgeva, a Santa Venera, la festa della Santa, con l'intervento in massa del popolo Barcellonese, unitamente ad un lauto banchetto a spese del Signore del luogo (il barone De Gregorio), ed al ricevimento di una coppia di novelli sposi, nello sfarzoso costume dell'epoca, nel palazzo della padrona del fondo. Ai nostri tempi, tali manifestazioni, che costituivamo un motivo di schietta allegria per i Barcellonesi, e che facevano parte del patrimonio folkloristico locale, sono purtroppo scomparse. l'unico elemento, di carattere folkloristico che oggi può offrire Santa Venera, è costituito da un artistico presepe, che l'Amministrazione Comunale, da alcuni anni, fa apprestare nella Grotta, in occasione del Natale, e che consente, ai Barcellonesi che puntualmente si recano a visitarlo, di assaporare l'avvincente clima della Natività, e di gustare, al lume delle stellate notti dicembrine, la dolce poesia di questa grande festività. Barcellona Pozzo di Gotto ha dato i natali all'insigne filosofo e teologo Eutichio Ajello, il quale fu Abate del Monastero di Gala, dove compì i suoi primi studi. Insegnò filosofia a Parigi, fu socio e maestro dell'Accademia di Londra. Fu chiamato in Spagna da Isabella Farnese, moglie di Filippo V, la quale gli conferì la nomina di bibliotecario e ad antiquario. Ritornato in Italia, dimorò per un certo tempo a Napoli dove pubblicò le sue opere che si conservano nella Biblioteca Comunale. Morì in Barcellona nel 1793. Barcellona Pozzo di Gotto ha dato anche i natali a Placido Mandanici, uno dei più apprezzati musicisti del melodramma italiano del primo ottocento. Le sue opere, specialmente "Il Bontempone di Porta Ticinese", "Il Segreto" e "Maria degli Albizzi", furono rappresentate nei maggiori teatri italiani, fra cui il "San Carlo" di Napoli, e il teatro "Alla Scala" di Milano. Il Mandanici è anche autore del famoso Inno alla Libertà, cantato dai patrioti milanesi nelle gloriose giornate del 1848. Altri Barcellonesi illustri del passato sono: il pittore Giuseppe Camarda, nato nel 1570, che dipinse quadri di buon pennello; Don Antonio Sanginisi, promotore dell'Autonomia di Barcellona Pozzo di Gotto, come abbiamo detto fu raggiunta nel 1571; il barone Michele Nicolaci, il quale si distinse per il suo energico intervento per l'arginatura del torrente Longano; Giovanni Spagnolo, per merito del quale, nella seconda metà del Seicento, Barcellona ebbe il "Monte di Prestanza"; Felice Mazzei, fondatore di una Società Agricola, con una Scuola Serale gratuità per i figli dei contadini; il notaio Antonio Mazzei, realizzatore, nel 1815, dell'autonomia di Barcellona; Filippo Rossitto, il primo e il più illustre storico Barcellonese, esperto archeologo e figura di primo piano nella lotta antiborbonica, il quale è autore di un'opera storica, dal titolo "La città di Barcellona Pozzo di Gotto", di una relazione sul selpocreto trovato nella contrada Bagni di Castroreale, e della monografia sul sepolcro di Simone il Normanno; l'avvocato Francesco De Luca, sommo giurista e patriota, il quale fu Ministro di Grazia e Giustizia nel Governo Siciliano formatosi a seguito della rivoluzione del 1848; Giuseppe Barresi valente violinista, vincitore, giovanissimo di un concorso per primo violinista a Parigi, le cui esecuzioni trovarono da parte del pubblico e dei critici del tempo, larghi consensi, ed ebbero eco in molti quotidiani italiani; Luigi Pettinato, giovane volontario garibaldino, che si distinse, per ardimento nelle battaglie di Corriolo e di Milazzo, e che poi seguì Garibaldi oltre lo Stretto, immolando la vita sotto le mura di Capua, ed il cui sacrificio è ricordato in una lapide custodita nella chiesa di San Giovanni; la vetturina Giuseppina Bolognani, soprannominata "Peppa la Cannoniera", e ricordata ancora oggi nel Museo Nazionale di Palermo con effige scolpita in gesso, la quale, il 31 Maggio del 1860 durante l'insurrezione di Catania, al seguito dei volontari garibaldini, aprì coi cannoni il fuoco contro i Borboni al grido "andate via o vi brucio tutti", e per la cui impresa, che ebbe vasta risonanza anche sulle gazzette di oltre frontiera, meritò, da parte della città di Catania, il titolo di "Eroina" ed una Medaglia d'Argento al Valore Militare, e più tardi ad Italia unificata, un vitalizio da parte del Governo Nazionale.
Arte e cultura
Monumenti - Bella la Piazza Duomo, con la sua tarchiata Cattedrale, dalla garnde Cupola grigio ferro; con la sua varietà di fiori, allietati dalle molli linee delle palme maestose; coi suoi oleandri, dalle tinte rosa acceso e rosa pallido; con le sue acacie in filare, fluttuanti ad ogni soffio di brezza; coi suoi tre busti in bronzo di Placido Mandanici, di Filippo Rossitto e di Bartolo Cattafi. La Cattedrale è un tempio sontuoso, costruito in sostituzione della vecchia chiesa Madre di San Sebastiano demolita nel 1935 - 36. Nell'interno, oltre le tele, ai marmi e alle altre opere trasportate dal tempio demolito, e alla già citata opera del Barcellonese Minolfi raffigurante il Cristo, si ammira un imponente dipinto sull'altare maggiore, rappresentante il martirio del Patrono San Sebastiano, del Messinese Subba. Da ammirare anche, in questa chiesa, un quadro del 1606, del Barcellonese Gaspare Camarda, raffigurante la Madonna col Bambino e San Francesco d'Assisi. Bella la Chiesa di San Giovanni Battista, di stile siculo - normanno, con due imponenti Torri campanarie, di stile gotico. Il prospetto principale è adorno di tre preziosi portali e di una statua in marmo del Santo titolare, di pregevole fattura. Altrettanto pregevoli sono le altre due statue in marmo che adornano i due prospetti laterali: la statua di San Giuseppe e la statua dell'Addolorata. Il tempio dichiarato Monumento Nazionale nel 1969, è stato aperto al culto nel 1756, e consacrato nel 1821. Nell'interno oltre agli affreschi sulla volta e sull'abside del Bonsignore, al pulpito e alle cantorie in legno intarsiato del secolo XVIII, si ammira l'altare maggiore, con la sua ricchezza di marmi policromi e di statue dell'arte siculo - spagnola. Altre chiese notevoli, sono: la chiesetta di Nasari, del 1600, nel cui interno è custodita una bella statua in marmo di Santa Caterina d'Alessandria, di scuola gaginesca; la chiesa di Centineo, dedicata a San Cataldo, Vescovo di Taranto, costruita nel 1309, restaurata nel 1606, e totalmente rifatta in questi ultimi tempi, nel cui interno si ammira un quadro dell'Alibrandi, un polittico del 1667, ed una tavola del Quagliata, raffigurante la Madonna dell'Idria; la chiesa di San Giacobbe a Cannistrà e quella di San Vito a Pozzo di Gotto, entrambe adorne di pregevoli quadri. Tre soli monumenti adornano Barcellona Pozzo di Gotto, fatti costruire recentemente sotto la sindacatura Santalco: il monumento ai Caduti, realizzato nel 1970; una stele dedicata a Giuseppina Bolognari, con la riproduzione in lettere di bronzo dell'indirizzo di lode di Garibaldi; una fontana raffigurante il vecchio Nettuno nell'atto di versare da un'anfora acqua in una vasca dai bordi di marmo.
Zone Archeologiche - Località Uliveto: resti di una necropoli (tombe a grotticella con ceramiche e monili del sec. VII - VIII a. C.)
Barcellona Pozzo di Gotto possiede due Arcipreture, e vanta una delle più importanti processioni che si svolgono annualmente nei due agglomerati urbani. Si tratta di una patetica rassegna di statue che rievocano le varie fasi della Passione di Cristo, dalla Cena fra gli Apostoli alla Deposizione nel selpocro. Alcune di queste statue, come il "Signore all'orto", il "Signore alla cascata", "l'Ecce Homo", colgono la figura del Redentore in atteggiamento di ieratica mestizia e di ascetico abbandono alla volontà del Padre Celeste. Non vi manca la "varetta" del "Signore morto", preceduta da un gruppo di soldati, i cosiddetti "Giudei", con elmo e lancia, e coi costumi scarlatti dell'epoca messianica. Le "varette" si snodano in una ricchezza di fiori e di luminarie, seguite da gruppi di uomini che cantano la "Vexilla". La cantano a squarciagola, ma con una melodia tradizionale, forse di origine locale, che esprime la semplicità religiosa dell'anima popolare. L'origine della sacra manifestazione Barcellonese risale al 6 Aprile 1871. In una memoria, si legge:
"Per la prima Passione concorrono tutte le migliori famiglie alla contribuzione per formare tutti i Santi e particolarmente la chiesa di San Giovanni, a proprie spese formò la varetta della Cera (opera dell'artista Barcellonese Carmelo Vani) e il Crocifisso spirante per restare una memoria per l'avvenire per tutti quelli che verranno in appresso".
Agricoli: Cereali, uva, gelsi, agrumi, olive, tabacchi, primaticci.
Allevamento: Bovini, ovini.
Artigianali: Fabbricazione di botti e tini; lavorazione del legno.
Autolinee: Messina, Palermo.
Ferrovia: Lina Palermo-Messina.
Municipio:
p. Municipio - tel. 09097901 - fax 9790302;
Uffici Giudiziari:
Pretura, v. Basiliani - tel. 090-97921;
Uffici Postali:
v. Roma, 135 tel. 090-9702395;
Guardia Medica:
v. Spagnolo - tel. 090-9797411;
Ospedale:
"Cutroni Zodda", V. Risorgimento, tel. 090-97511;
Scuole:
Istituto Magistrale, Istituto professionale per l'Agricoltura, istituto Professionale di Stato per l'industria e l'artigianato, Istituto tecnico commerciale e per geometri, liceo Classico, Liceo Scientifico.