"Brolum"; il "parco", il "giardino".

 

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La città    CAP  98061        Prefisso 0941        Quota slm. 8 ml        Distanza Capoluogo 80 Km        Abitanti 5205

Oltrepassata Gliaca di Piraino , sulla nazionale Messina - Palermo, vi è l'abitato di Brolo, con la sua chiesa Parrocchiale, con la sua bella spiaggia, col suo storico Castello.

Il nome di Brolo ha probabilmente origine da "Brolum", termine che nella bassa latinità, aveva il significato di "parco" o "giardino", e che oggi è più che mai valido, per la ricchezza dei limoneti, di cui dispone il territorio.

L'agricoltura, costituisce per le genti di Brolo, un'attività tradizionale, come pure tradizionale,a Brolo è l'attività peschereccia.

Nel secolo scorso, Brolo traeva i suoi mezzi di sussistenza anche dall'industria della seta. Detta industria fu così fiorente, da dar nome ad una contrada, ancora oggi denominata "Filanda".

Delle industrie di vecchio insediamento è sopravvissuta, a Brolo, soltanto quella dei derivati agrumari, mentre l'attività peschereccia, per una serie di motivi, e soprattutto per l'espansione del turismo, ha subito una sensibile riduzione rispetto al passato.

Il paese, situato, come si è detto, sulla nazionale Messina - Palermo, ha acquistato, in questi ultimi anni, una fisionomia da cittadina, attraverso l'apertura di nuove vie e di nuove piazze, ed attraverso la realizzazione di moderne costruzioni, di ristoranti e di alberghi. 

Anche nel campo industriale, Brolo ha oggi acquistato una certa rilevanza, attraverso l'installazione di un cantiere navale per la costruzione di imbarcazioni da turismo, di un'industria di lavorazione in ferro battuto, di una fabbrica per la lavorazione del marmo, di uno stabilimento per la produzione di ferramenta, di una casa vinicola.

Questo è Brolo, il paese che si adagia ridente fra i colli e il mare; il paese che in primavera e in estate è tutto un aulire di zagare provenienti dai giardini circostanti; il paese che vanta uno dei Castelli più conservati della Sicilia, fra le cui mura dimorarono per secoli i Lancia: la storica famiglia Principesca e ducale, che col matrimonio di Bianca, figlia di Bonifacio, Conte di Agliano, col grande imperatore Federico II, assurge a prestigiosa grandezza, e segue il tragico destino della casa Imperiale Sveva, che si conclude con la morte di Enzo nel rosso Castello di Bologna, e con quella di Manfredi e Benevento, durante le lotte fra l'Impero e la Chiesa, di cui parla Dante nel Poema Immortale.

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La Storia

Il Castello di cui abbiamo parlato sopra, che si eleva quasi a picco sul mare, e che recentemente è stato restaurato, è lo storico Maniero dei Lancia (di cui ne è scolpito lo stemma sull'ingresso).

I Lancia erano parenti dell'Imperatore Federico II di Svevia. Sia i Lancia, come Federico II, occupano un posto assai rilevante negli avvenimenti della Sicilia, per la loro storia fascinosa ed emozionante.

Federico II, figlio di Enrico VI e nipote di Federico Barbarossa, fu uomo coltissimo (conosceva cinque lingue). Tenne splendida corte in Palermo, circondandosi degli uomini più dotti del suo tempo. A lui si deve la fondazione di quella Scuola Siciliana, d'imitazione provenzale, che fu culla della Poesia Siciliana. Fu Condottiero, Statista, Poeta, Trovatore, Scienziato. Per queste sue molteplici capacità intellettive, il grande imperatore Svevo, figlio e nipote di due altrettanti grandi Imperatori, può senz'altro considerarsi uno dei geni più insigni che si siano affacciati nel mondo della Cultura, della Politica, della Strategia Militare e del Diritto medievale.

I Lancia, Marchesi del Vasto e del Monferrato, combatterono per due secoli sotto le Bandiere di Casa Sveva. L'imperatore Svevo, già sposato in seconde nozze con Isabella d'Inghilterra, s'invaghisce di Bianca Lancia, avvenente fanciulla, figlia di Bonifacio, Conte di Agliano, che egli amerà più di ogni altra donna, e che nel 1246 essendogli morta la moglie legittima sposerà con giuste nozze. Da questa unione assieme a Costanza nascono Enzo e Manfredi, i figli più valorosi del secolo.

Durante le guerre tra Guelfi e Ghibellini, Enzo re di Sardegna, sarà il prigioniero della fatale Fossalta e  recluso a  vita nel rosso Castello di Bologna, e Manfredi, re di Sicilia e di Puglia, cadrà combattendo a Benevento. Manfredi, come Pier delle Vigne, il famoso Protonotaro della Corte di Svevia, è stato immortalato da Dante nella Divina Commedia.

 

"Biondo era bello e di gentile aspetto,

ma l'un de' cigli un colpo avea diviso.

Quand'io mi fui umilmente disdetto

d'averlo visto mai, el disse "Or vedi",

e mostrommi una piaga a sommo 'l petto".

 

(Purgatorio - canto III - versi 107 - 108 - 109 - 110 - 111).

 

Con questi versi Dante fa di questo grande protagonista dell'età Sveva una nobile figura di romantico e di combattente.

Prima della sua legittimazione, Manfredi aveva portato il nome di Lancia, ed i suoi zii materni (Galvano, Federico, Giordano), mai l'abbandonarono nelle battaglie, sia nella buona che nella cattiva sorte. Galvano, Vicario del Regno, aveva espugnato, col suo Re, le città ribelli della Puglia; Federico, Conte di Squillace, Vicario di Calabria, aveva completato le conquiste; Giordano, Conte di San Severino, aveva partecipato, assieme a Farinata degli Uberti alla celebre battaglia di Montaperti, vincendo contro Firenze. A Benevento quando la maggior parte dei baroni abbandonano Manfredi, i Lancia combattono fino all'ultimo stringendosi compatti attorno al Re; in prima fila Galvano, con le Lance Tedesche e di rincalzo Giordano, coi Ghibellini Toscani e Lombardi. Dopo la disfatta, Giordano ricoperto di ferite e di catene, viene portato a riconoscere la salma di suo nipote Manfredi. Il suo dolore, nel vedere il corpo straziato del suo regale congiunto, tocca per un momento il cuore di Carlo d'Angiò e dei suoi Capitani. Ma la vendetta del fosco Sire non si fa attendere. Con gli occhi strappati, e un polso e un piede mozzi, Giordano Lancia viene rinchiuso in una tetra prigione dove trascorrerà il resto dei suoi giorni.

Del Casato dei Lancia, sopravvive soltanto Galeotto, figlio di Galvano e di una sorella del grande Tommaso d'Aquino. Con 40 galere, corre il mare di Sicilia. Vinto si rifugia a Costantinopoli presso sua zia Costanza imperatrice di Nicea.

Oggi il Castello è muto e solitario, ma la sua Torre merlata svetta ancora contro il cielo come vari secoli addietro quando il paese era sotto la podestà baronale.

Brolo ha dato i natali a Mons. Giuseppe Napoli, valentissimo insegnante di Latino e Greco, il quale fu Prefetto degli Studi nel Seminario Vescovile di Patti, dal 1922 al 1933. Di lui parla il Can. Antonio Gimmilaro, nel volume "Mons. Vanadia Sebastiano", pubblicato nel 1972.

Brolo ha dato i natali a Giuseppe Merenda, Medaglia d'Oro al Valore Militare dell'ultimo conflitto, a cui è intitolata una piazza del centro abitato.

Brolo è il paese d'adozione dell'On. Antonino Germanà, già deputato all'Assemblea Regionale Siciliana della Democrazia Cristiana, e sindaco, per varie legislature del luogo. L'On. Germanà, da sindaco e da Deputato ha molto lavorato, per la sua Brolo. A lui infatti si deve la realizzazione di una serie di opere, che hanno fatto di Brolo un centro più accogliente e che hanno rappresentato delle tappe importanti nel cammino di ascesa del centro abitato.

Altri personaggi di spicco della Brolo di oggi sono: l'On. Antonio Germanà (figlio del precedente) deputato al Parlamento Nazionale del Partito Repubblicano Italiano.

 

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Arte e cultura

Monumenti - Bella la spiaggia, meta d'estate di numerosi bagnanti provenienti dalle varie località dell'Isola, della Penisola e dall'estero, per godere dell'atmosfera festaiola che essa offre in questa stagione, nonché della frescura e delle fragranze marine. All'entrata dell'abitato, due bei filari di platani e di cipressi, sembrano dare il benvenuto al visitatore.

Lungo la via "Nazionale", sorge la chiesa parrocchiale, il cui anno di fondazione (1746), è rilevabile dalla dizione di una lapide muraria, unitamente al titolo della Parrocchia (Maria SS Annunziata), e al nome di colui che la dotò di un patrimonio (Ignazio Abbate), il quale, come risulta da Dizionario Storico Siciliano, nel 1750, fu Barone di Brolo e di Longarini.

L'interno del tempio custodisce, fra l'altro, quattro dipinti su tela di buon pennello. Raffigurano l'Annunciazione, il Transito di San Giuseppe, la Natività e la Madonna del Rosario.

Nella parte alta, il paese è principalmente costituito da vie strette e tortuose, e da vicoli solitari, che si snodano in un variopinto scenario di fiori ai balconi, accarezzati da fresche brezze marine.

Imponente nella parte più alta dell'abitato, il Castello, eretto agli inizi del 400. L'edificio, di cui oggi è proprietario l'On. Germanà, è affiancato da una Torre quadrangolare che conserva ancora i suoi merli ghibellini, a ricordo di un'epoca. Dalla sua sommità, a cui si giunge per un'angusta scala a chiocciola, l'occhio spazia lontano, in una successione di vedute di suggestiva bellezza. L'ampio arco di mare fra Capo Calavà e Capo d'Orlando, lo sfondo lontano delle Isole Eolie, il lussureggiare della costa disseminata di agrumeti, le bianche macchie degli agglomerati fra i colli sparsi, lo spettacolo del sole che tramonta sul mare e che accende i merli di rossi bagliori: queste le scene che si godono da lassù.

 

Zone Archeologiche  

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Manifestazioni

Carnevale; 

Processione del Venerdì Santo; 

Festa patronale dell'Annunziata(25 marzo); 

Processione del Corpus Domini; 

"Estate Brolese"(luglio-agosto); 

"Sagra du pani cunsato"(agosto); 

"Sagra du muluni"(agosto); 

"Natale brolese".

 

 

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Prodotti Tipici

Agricoli: Agrumi, uva, cereali, olive.
Artigianali: Lavorazione del legno e del ferro battuto.

 

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Trasporti

Autolinee: Capo d'Orlando, Messina, Patti, S. Angelo di Brolo, Ucria, Ficarra, Sinagra, Gioiosa Marea.
Ferrovia: Linea Palermo - Messina.

 

 

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Numeri Utili

Municipio:
v. Dante - tel. 0941-562650 - fax 561540;

Ufficio di Collocamento:
v. Sottogrotte - tel. 0941-561193;

Ufficio Postale:
v. Libertà, 66 - tel. 0941-561126/561410;

Guardia Medica:
v. Kennedy - tel. 0941-561408;

Pro-loco:
V. Kennedy, 25 tel. 0941-561540.

 

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News

 

 

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